Fotoritocco. Fino a qualche anno fa era parola da addetti ai lavori, e solo le dive del cinema o le modelle ambivano all’onore di essere “photoshoppate”, neologismo derivante dall’uso di Adobe Photoshop, il software di fotoritocco più famoso che ha da poco compiuto 25 anni.
Oggi invece basta scorrere Instagram e Facebook, per accorgersi che la mania del fotoritocco sta contagiando con effetti non sempre edificanti l’intera popolazione mondiale. Non solo le quarantenni superfiltrate fanno a gara con le amiche a chi è la più bonazza in bikini, anche le nonne, da portatrici sane di ricette tradizionali, invece di spianare la sfoglia si dilettano a spianarsi le rughe con l’effetto smoothing.  E poi hanno anche la faccia tosta di scrivere #nofilter…

Gli uomini non sono da meno … prima dovevano solo trattenere il respiro per ritirare la pancia…ma da quando hanno scoperto il filtro “fluidifica”… addio dieta.
Insomma la ricerca della perfezione delle immagini dettata dalla pubblicità e dalla moda, è diventata alla portata di tutti, basta uno smartphone e si può godere dell’eterna giovinezza senza venire a patti con il diavolo.
modellaInutile dire che questo imperare del fotoritocco selvaggio non facilita certo la vita di noi addetti ai lavori, che da anni ci sentiamo ripetere come un mantra sempre la stessa frase …”tanto poi c’è Photoshop che fa miracoli”…
Quelli cari miei, almeno per sentito dire, pare li abbia fatti solo un certo Gesù, per noi comuni mortali ci sono solo le ore di lavoro con pennelli e filtri davanti al monitor, prestando la massima attenzione a luci e ombre, con l’obiettivo di migliorare senza stravolgere e soprattutto senza commettere errori come questo.
Vabbè che la lingerie di Victoria’s Secrets rimodella i glutei, ma è merito suo o di qualche incauto utilizzatore di Photoshop se alla modella manca una chiappa?
Senza cadere negli eccessi e mettendo sempre al primo posto senso estetico e buon gusto il fotoritocco è sempre e comunque un’operazione indispensabile quando si parla di immagine pubblicitaria, ovvero di un’immagine costruita a tavolino per suscitare un’emozione.
In questo caso la persona rappresentata deve lasciare il posto alla sua icona, ovvero a quello che rappresenta nell’immagine stessa.
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Ecco qualche esempio per farvi capire di cosa stiamo parlando.
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Madonna è e sarà sempre un’icona del pop, ma a 50 anni suonati, la sua immagine in lingerie e pelliccetta, farebbe un po’ vecchia maîtresse se non fosse stata passata da un sapiente fotoritocco, che le ha illuminato la pelle del viso e tolto quelle antiestetiche grinze sulla spalla.
ritocco madonna
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Jessica Alba è giovane e bella, difficile trovarle un difetto, eppure questa tutina bianca crea un antiestetico effetto ciambella sul suo punto vita, che è stato sapientemente eliminato nell’immagine ritoccata, dove troviamo un punto vita decisamente sfinato, con fianchi e gambe proporzionati, e un seno dall’effetto rimpolpato grazie ad un gioco di luci e ombre. Ma il lavoro non si ferma alla personaggio, avete notato la trasformazione dello sfondo?
ritocco jessica alba
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Jennifer Lawrence non ha problemi di linea, ma un’inquadratura come questa non risparmia l’effetto balena spiaggiata nemmeno a lei. Fianchi e girovita sono stati “smussati” per contrastare il brutto effetto del grandangolo.
fotoritocco jennifer lawrence
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Insomma come avrete capito, il fotoritocco è un lavoro tutt’altro che banale, che nasce nella testa di chi ha concepito l’immagine, prima che davanti al monitor. Il software è solo uno strumento, e bisogna farne un uso sapiente, cosa possibile solo quando si sono sviluppate le dovute competenze. Si tratta di uno step obbligato per la preparazione dell’immagine pubblicitaria, dove l’artefazione è lo strumento per esprimere un concetto, per cui è normale che una persona diventi personaggio e icona del concetto che si vuole rappresentare.