La domanda nasce spontanea: l’istant marketing è una vera e propria nuova forma di marketing, o è semplicemente un modo un po’ casalingo per attrarre l’attenzione? Da qualche giorno siamo tutti presi dalla controversia nata attorno a #thedress, come se sapere di che colore è il vestito sia davvero qualcosa di più di una questione di lana caprina…

150226_SLATEST_TheDress-proof590.jpg.CROP_.promo-medium2In effetti vale la pena chiedersi da cosa nasce tutto ciò: c’è il bisogno di riempire un vuoto di idee creative? Oppure è tutta una strategia ideata a tavolino? L’effetto pubblicitario del post della cantante scozzese ha assunto la consistenza di un’onda anomala, che tutti (ma proprio tutti) hanno avuto voglia di cavalcare. Dagli scienziati, ai pubblicitari, fino alla casalinga di Voghera, tutti hanno voluto dire la loro, per lo più sparandole grosse…
Le più belle sono quelle che si mettono a sviscerare la teoria della luce, concludendo quanto la visione di ognuno sia per molti versi un processo piuttosto soggettivo e che quindi è pienamente comprensibile che un vestito blu e nero venga scambiato per bianco e oro, tanto quanto è naturale confondere George Clooney con Alvaro Vitali. 7B647ECD-1B03-4F79-88E8-5DAB4FE3BEDA
Insomma possiamo aprire un enorme dibattito sulla percezione dei colori e della luce abbinati alla calibrazione professionale di un processo produttivo dedicato alla sua giusta percezione ed utilizzazione. In questo caso ci sarebbe da capire come abbia lavorato il software di calibrazione che ha scattato la foto, con i pochi elementi di riconoscimento che ha trovato nell’immagine, ma a farla troppo lunga ci si sente ancora di più come il puro bersaglio di una straordinaria “presa per il culo”.
Siamo davanti al solito trabocchetto nato  per fare i numeri sul web. BuzzFeed, uno dei primi siti a essersi occupati del colore del vestito, ha annunciato di avere raggiunto numerosi record di visite. Nelle prime cinque ore dalla sua pubblicazione, il post di BuzzFeed sul vestito è stato visualizzato 16 milioni di volte, e a un certo punto il sito ha avuto 670mila visitatori in contemporanea online a leggere l’articolo. Finché non ha finalmente svelato anche l’arcano…il vestito era effettivamente blu e nero…e tutti lì a sentenziare “te l’avevo detto” e a tirare un sospiro di sollievo.
Ma l’onda anomala non si è ancora fermata e continua a generare energia alternativa come quella che vedete in queste immagini.
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Tanti grandi marchi non solo hanno cavalcato l’onda ma hanno ulteriormente contribuito ad alimentarla. E qui nasce la nostra riflessione: è giusto che un brand che ha costruito la sua immagine su basi solide e concrete la sputtani in pochi istanti per qualche manciata di click, per di più sfruttando un’idea di qualcun’altro? Noi crediamo che l’identità di un brand, non sia una banderuola che gira a seconda di dove tira il vento, ma qualcosa che si impone con forza e crea i trend invece di esserne condizionata. Solo così, e molti esempi lo dimostrano, il marketing smette di essere solo chiacchiere e si concretizza il vero business.
E adesso siamo noi a farvi una domanda, una vera domanda stavolta: pensate che sia giusto che i grandi marchi venerino il dio click con ogni mezzo, generando istant marketing sui socials o farebbero meglio a consolidare l’immagine che si sono creati con anni di duro lavoro?