Mai sentito parlare di rebranding?

Mai sentito parlare di rebranding?
“Abbiamo sempre fatto così”: ebbene sì questa semplice e perentoria affermazione può essere la linea che traccia il confine tra successo e insuccesso.  Tutti noi siamo abituati ad affrontare vittorie e sconfitte, durante il non facile percorso verso la crescita e l’affermazione della nostra azienda, ma l’errore più grande che si può commettere è senza dubbio quello di rimanere fermi. Ma quali sono le mosse giuste da fare? Se state valutando una riqualificazione dell’identità aziendale, allora è il momento giusto per prendere in considerazione il rebranding: un’operazione molto importante, un aggiornamento profondo in termini di obiettivi e messaggio, da non confondere con un semplice svecchiamento del logo.

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È quello che abbiamo fatto anche noi, nel passaggio da Rosso a NewRedNetwork, ovvero da piccola agenzia pubblicitaria “all in one” a rete di professionisti. L’obiettivo è rimasto invariato: offrire alle aziende servizi innovativi di qualità, presentandosi come partner unico, ma con un bagaglio di esperienze e competenze sempre più specializzate, grazie al lavoro dei singoli professionisti delle diverse divisioni della comunicazione.
“Choose the future for your business”, il nuovo claim, vuole mettere l’accento su come il network sia in grado di essere un guida, un faro, capace di accompagnare i propri clienti nelle scelte di marketing più giuste, in un futuro che si fa ogni giorno più complesso.
Il nome NewRed si rivolge ad un pubblico più ampio, internazionale, adesso che ha alle spalle una struttura organizzata in grado di affrontare nuove importanti sfide anche all’estero.
La storia e la tradizione sono rimaste nella lettera R, che mantiene la stessa grafica del logo Rosso, segno che la nostra storia, il nostro background di esperienze è confluito tutto nella nuova entusiasmante avventura.

Insomma il rebranding è un’operazione che segna sempre una svolta in positivo, il segno tangibile di quanto un’azienda guardi al futuro.

Ecco qualche esempio illustre, per darvi un’idea di quanto stare al passo coi tempi sia fondamentale.
La giusta comunicazione, il giusto stile o il tipo di approccio, possono determinare il successo o il fallimento di un’azienda. Ecco perché questo tipo di intervento è il più utilizzato dalla maggior parte dei brand, anche e soprattutto dai grandi.
Guardiamo gli esempi di Google e Facebook, non hanno operato un vero e proprio stravolgimento, piuttosto si sono adeguati ai tempi scegliendo soluzioni grafiche più moderne, semplici e immediate, ma mantenendo fede ai colori aziendali in modo da rimanere immediatamente riconoscibili.
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Google la sposato lo stile “flat”, abbandonare ombre e sfumature, per un più moderno stile minimal.

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L’intervento di rebranding di Facebook, il social network più usato al mondo, è stato talmente minimal che per farcelo notare ci ha dovuto pensare il direttore creativo di Facebook, Josh Higgins, con tanto di dichiarazione:
Quando il logo di Facebook fu creato, nel 2005, la compagnia era giovane quindi aveva bisogno di un marchio “maturo”, che fosse preso seriamente.
Ora che Facebook è una realtà solida, abbiamo deciso di rinnovare il logo per renderlo più amichevole e vicino.

E adesso quello che in questi giorni ha fatto molto parlare di sé: il rebranding di TIM.
Ultimo tassello del processo di unione tra Tim e Telecom, con l’ambizioso obiettivo di ridefinire modernizzare i processi aziendale portando Tim da semplice operatore telefonico ad azienda di information technology .
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Anche qui il logo ha mantenuto fede a immagini e colori, ma ha sostituito il tetragramma ovvero le quattro onde rosse, poi divenute tre, che hanno caratterizzato il logo fin dalle sue origini, con una T stilizzata. Forse non tutti lo sanno ma  quelle onde sintetizzavano la trasmissione di un segnale analogico, e con l’avvento del digitale sono state considerate obsolete.
La “T” stilizzata nascosta fra tre bacchette rosse, si basa sul gioco del completamento amodale.
E fin qui tutto ok, se non che solo dopo che il logo era già stato diffuso, qualcuno ha fatto notare che il marchio era in realtà un ideogramma. Non uno qualunque, ma uno degli otto Trigrammi alla base del sistema di divinazione I Ching.
Si tratta di KEN il Trigramma della Montagna: il simbolo dell’immobilità, collegato al sedersi e alla meditazione. Significa arresto o protezione contro il pericolo dell’invasione, contro gli ostacoli che impediscono il nostro avanzamento….un messaggio non proprio adatto ad un’azienda che punta al dinamismo e al progresso…non trovate?
Insomma anche i grandi commettono errori!64E69574-BDA2-4D33-B5F6-F9ABB9ACF6C7

Avrete capito come il rebranding sia un’operazione tutt’altro che banale, per cui bisogna procedere cautamente e per step ben precisi.
Analisi
Si comincia con un’approfondita analisi della situazione attuale finalizzata a migliorare il posizionamento, ovvero il modo in cui il vostro brand trova collocazione nella mente dei consumatori.
Concetto
Si passa poi all’individuazione del nuovo brand concept, ovvero i valori, il carattere, la personalità. Il brand concept è la linea guida su cui costruire in seguito gli elementi che costituiranno l’identità del brand, cioè la grafica e il linguaggio della marca.
Identità
Il lavoro più delicato è quello della costruzione dell’identità del brand: il suo aspetto grafico e il suo linguaggio (visivo e testuale). Tutto deve essere coerente con il nuovo brand concept. È il momento di ridisegnare il logo, il sito, le brochure, i listini, il packaging e tutto il materiale promozionale; e non trascurate i testi.
Rilancio
Non tutte le aziende lo fanno ad alta voce, ma è buona regola informare che alla base del rebranding ci sono dei grandi cambiamenti positivi. Questa può dunque diventare un’occasione per comunicare la crescita.
Quest’ultima operazione è molto importante, cosa c’è di più bello dopo l’annuncio di una nascita?
Sicuramente quello di una “rinascita”!
 
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