Vetrina reale o vetrina virtuale?

Vetrina reale o vetrina virtuale?
Il restyling degli store di molte grandi catene la dice lunga su come sta cambiando l’atteggiamento dei consumatori e in genere come si evolvono le modalità di acquisto.
Prendiamo OVS per esempio, che sta rinnovando tutti i suoi punti vendita. A qualcuno è saltato all’occhio che ha impostato i front end degli store esattamente come lo shop on line?
Ecco come ti accoglie un OVS Store.
Video, sui monitor verticali, outfit sui manichini piazzati all’ingresso in posizione sopraelevata e sulle pareti laterali.

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L’effetto è lo stesso dello shop on line: video e outfit sui modelli il tutto su fondo bianco. L’immagine è coordinata nel più autentico senso della parola.
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L’unica differenza? L’esperienza di acquisto.
Nello store on line si punta il dito o il mouse su quello che ci piace e si riempie il carrello, si paga e si attende il pacco a casa.
Ma si può anche scegliere di ritirarlo gratuitamente in negozio, il servizio si chiama click&collect, e gioca sul risparmio delle spese di spedizione per invogliare a scegliere comunque il negozio reale come il luogo dove completare l’acquisto.
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Il motivo è semplice: in negozio si può toccare con mano, provare, indossare, anche cose che abbiamo visto on line, ma che non avremmo mai preso senza provarle…e quello che non si può comprare subito, magari si rimanda ad un momento migliore, tanto lo shop on line è sempre lì a portata di click…si può comprare un maglione alle 6 di mattina mentre si fa colazione, o alle 11 di sera, un attimo prima di addormentarsi.
Insomma i due negozi non solo non si fanno concorrenza, ma sono studiati per integrarsi perfettamente.
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Ricordiamo che ancora un paio di anni fa c’era chi sosteneva che la vendita on line dell’abbigliamento non avrebbe mai decollato…oppure chi al contrario profetizzava già di città senza negozi e centri commerciali chiusi.
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Bè…a quanto pare non è andata né in un modo né nell’altro. Una cosa è certa: le catene come OVS hanno saputo mirare nel segno e fare centro.
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L’evoluzione di OVS
Fino quasi alla fine degli anni 2000, molti negozi Oviesse – come si chiamava un tempo il brand – ricordavano un supermercato: luci forti, colori accesi, file di vestiti disposti senza molte strategie. Tra il 2007 e il 2009 l’azienda ha però lanciato una grande operazione di restyling, seguendo la logica del concept store.
Un concept store è in sostanza un negozio dove tutto, dalle luci all’arredamento fino alla disposizione degli abiti e alla musica, è studiato per comunicare agli acquirenti uno stile e un’immagine in linea con quello degli abiti che vengono venduti: è la costruzione di un’immagine complessiva riconoscibile, non definita solo dai prodotti ma anche dalla location in cui vengono venduti e dalla comunicazione per venderli. I corner a mattoncini rossi dei I concept store di OVS, davano la sensazione sensazione di piccole boutique.
Praticamente una versione italiana di Zara o di H&M, ma con negozi con un loro stile e una caratterizzazione più forti di quello della concorrenza. Una complessa operazione di “rebranding” il marchio è passato da Oviesse a OVS Industry e poi a OVS, dettata dai mutamenti del mercato dell’abbigliamento che si inserisce in una lunga storia di altri cambiamenti, fino al cambiamento di oggi, che la omologa maggiormente alle altre catene internazionali, con l’obiettivo di fondere esperienza d’acquisto reale e virtuale.
 
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